l’Arcidiocesi in pellegrinaggio a Roma per l’Anno giubilare

FACCIAMO PONTI, COMINCIANDO DALLE NOSTRE CASE

Da Ancona a Roma per il pellegrinaggio giubilare nell’Anno santo della Misericordia. Sabato 30 aprile, otto pullman dalle diverse parrocchie, con la compagnia e la guida del nostro Arcivescovo. Narro questo pellegrinaggio dalla fine, da un biglietto che Maria, 75 anni, scendendo dal pullman, ha dato al suo parroco: “E’ stato un pellegrinaggio sentito, semplice, silenzioso. Grazie a tutti”. Sulla strada del ritorno infatti, sul pullman, avevano chiesto alle persone che dicessero ciascuno un sentimento o una parola o una preghiera con la quale tornavano a casa dopo l’udienza. Maria non se l’era sentita, ma l’aveva affidato a un biglietto. Allo stesso modo non se l’era sentita Valentina, perché avrebbe dovuto raccontare perché quel pellegrinaggio rappresentava per lei un momento di svolta dopo un brutto periodo.
Invece Roberto ha ripreso una delle prime parole del Papa al mattino in piazza San Pietro: “Con le nostre sole forze non ce la facciamo a riconciliarci con Dio… Ma lontano da Dio non abbiamo più una meta, e da pellegrini in questo mondo diventiamo ‘erranti’”. Come il pellegrinaggio: camminiamo sapendo che dobbiamo arrivare là.
Per Daniela le parole più forti sono state quelle del nostro Arcivescovo, quando nella celebrazione eucaristica del pomeriggio aveva ricordato che troppe famiglie sperimentano la divisione il giorno che un genitore muore e i figli litigano per l’eredità; il card. Menichelli faceva a sua volta eco ad altre parole del Papa al mattino: “Facciamo ponti di riconciliazione anche fra noi, incominciando dalla stessa famiglia. Quanti fratelli hanno litigato e si sono allontanati soltanto per l’eredità. Questo non va! Quest’anno è l’anno della riconciliazione, con Dio e fra noi!”
Mariangela dopo l’udienza si era messa in fila come molti altri per poter attraversare la Porta santa della Basilica di San Pietro e in quella mezz’ora di attesa aveva cominciato a raccontare ad uno dei sacerdoti accompagnatori del suo matrimonio in difficoltà e dei tentativi fin qui infranti di dialogo con suo marito. “Cristo è la Porta. Attraversare questa porta significa invocazione di misericordia e mettere la propria vita nelle mani del Signore”: all’incirca così dice un piccolo avviso prima di varcare la Porta. Allora Mariangela ha preso la mano del sacerdote col quale si era confidata e stringendo quella mano ha voluto attraversare la Porta santa non da sola, non con le sole sue forze.
Il programma del pellegrinaggio, è stato essenziale: al mattino subito in piazza ad attendere il Papa che finalmente è arrivato e dopo diversi giri di piazza ha indirizzato ai pellegrini la sua catechesi, nel giorno in cui c’erano anche svariate rappresentanze militari e rispettive fanfare da diverse nazioni per il loro Giubileo. Poi l’attraversamento della Porta santa, segno giubilare e invocazione di indulgenza; dopo pranzo l’eucaristia presieduta dall’Arcivescovo a San Salvatore in Lauro, la chiesa dei marchigiani a Roma, dove c’è una riproduzione della Madonna di Loreto. E infine il rientro. L’essenziale insomma: “sentito, semplice e silenzioso. – come ha detto Maria – Grazie a tutti”.

C.C.

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