Una storia di accoglienza: “NON TEMERE”

OPERE DI MISERICORDIA CORPORALI

di Luisa Di Gasbarro

“NON TEMERE” è il nome della casa famiglia dove Angelo e Donatella insieme ai loro due figli accolgono minori in difficoltà.
Un passo indietro per dar voce all’esperienza di una giovane coppia e la chiamata a vivere qualcosa di altro rispetto alla vita che conducevano peraltro già ricca di impegni nel volontariato. Guardava lontano, di certo c’era solo l’idea di condividere la propria esistenza, aprirla agli altri, ma l’orizzonte era tutto da decifrare, si trattava di renderlo concreto nella forma e nella sostanza.
Guidati da un sacerdote, Angelo e Donatella iniziano un cammino di crescita spirituale, di approfondimento; lui li sostiene, li accompagna finché riescono a trovare la risposta alla loro vocazione: aprire la famiglia ai bambini in difficoltà, prendersi cura di loro, diventare genitori accoglienti.
Percorso impegnativo e scelta coraggiosa per la cui realizzazione la forte motivazione umana e cristiana doveva essere confortata da una formazione specifica: sacrificando il tempo libero dal lavoro dapprima frequentano l’Associazione di famiglie per l’affido “Ecco tuo figlio” di Ancona, poi la Comunità per minori Paides di Osimo: dall’ascolto di esperienze e testimonianze alla prova su campo a contatto diretto con minori, operatori e volontari.
E, trascorso qualche anno, il loro progetto prende corpo, sono pronti ad accogliere fino a 4 bambini, da 0-6 anni, nella consapevolezza che per favorire la loro crescita sia più idoneo un ambiente familiare. È Donatella a lasciare il lavoro e con il consenso dei figli che non si è fatto attendere, vista la sensibilità sviluppata sull’esempio dei genitori, superate le pastoie burocratiche, il 5 maggio 2012 viene inaugurata la casa famiglia “Non Temere”, comunità di tipo familiare che richiama in tutto una famiglia naturale e il cui fondamento è la presenza delle figure genitoriali che sono il riferimento stabile per il piccolo gruppo di minori.
Quando una famiglia naturale è impossibilitata e/o inadeguata a svolgere i compiti di accudienza e di educazione di un minore, ovvero quando, secondo le diagnosi dei servizi sociali, le difficoltà destabilizzano la serenità di un nucleo familiare e manca una rete parentale che possa occuparsene, il minore viene allontanato dalla propria casa per essere affidato, temporaneamente, ad una famiglia, ad una comunità familiare o, quando ciò non riesce possibile, ad una comunità educativa. Il periodo di tempo è quello indicato nel provvedimento dell’autorità che lo ha disposto, ossia i servizi sociali/giudice tutelare laddove c’è il consenso della famiglia o, in mancanza, il giudice minorile.
Si garantisce così al minore il diritto di crescere in un ambiente che possa soddisfare i suoi bisogni e alla famiglia naturale un aiuto per il tempo necessario al superamento delle proprie fragilità e al ritrovamento dell’equilibrio necessario ad assicurare una crescita armonica al proprio figlio. Ciò grazie alle famiglie con forte vocazione genitoriale che si offrono di prendere in carico i minori, educarli, istruirli, tenendo conto delle prescrizioni dettate, e conseguente verifica, da chi l’affido lo ha disposto.
Con un accordo di collaborazione la OIKOS Onlus di Jesi che sostiene le diverse emergenze del territorio ivi compresa quella dei minori a rischio, si occupa di tutte le questioni formali e burocratiche affinché la coppia possa dedicare tutto il tempo alle incombenze quotidiane.
Oggi nella casa vivono 4 minori di età compresa tra 3 mesi e 5 anni oltre naturalmente ad Angi e Dona, così li chiamano i bambini, e i loro due figli. Un bimbo di tre mesi, un lattante, è difficile immaginarlo in una comunità educativa con figure di riferimento che si avvicendano nel servizio. Per questo loro hanno scelto di accogliere i più piccoli ed è questa la particolarità e la bellezza di questa casa che è diventata la casa di tutti loro con una mamma di cuore come si autodefinisce Donatella.
Certo le difficoltà non mancano, ma se tutto è nato da una forte esperienza di fede è sempre questa a sorreggerli nelle fatiche giornaliere perché la sola forza umana non sarebbe sufficiente. Un’educatrice è sempre presente, ma la coppia può contare su una rete allargata di solidarietà: i propri figli, i parenti, nonché il sacerdote e gli amici di sempre al loro fianco nel momento della scelta come oggi.
Dall’inaugurazione diversi bambini hanno trovato posto nella casa, figli di coppie italiane o miste o di immigrati e accompagnati per il periodo indicato nei relativi provvedimenti; la permanenza più lunga  è quella di  una bimba entrata in famiglia a 7 mesi e all’età di 4 anni, rimosse le cause dell’allontanamento, è tornata dai suoi genitori naturali, ma non è così per tutti i minori: capita che le criticità del nucleo naturale divengano irreversibili e per questi si apra la strada dell’adozione ma in entrambi i casi i bambini non si allontanano in maniera definitiva dalla casa famiglia. Donatella e Angelo infatti seguono il minore nel ritorno a casa e allo stesso modo sostengono le famiglie adottive nel percorso di conoscenza del bambino per cui è disposta l’adozione durante il periodo, talvolta lungo e difficoltoso, di affido preadottivo; nell’uno e nell’altro caso si sviluppa tra tutte le famiglie una feconda rete di amicizia durevole nel tempo.
Aver cresciuto i bambini e poi “perderli” è pregiudizio diffuso: questi bambini non si perdono perché averli accolti senza riserve per un periodo di tempo, averli fatti crescere come figli propri, o, come dice la nostra coppia, aver percorso insieme un pezzo di strada si realizza la pienezza dell’accoglienza, ovvero donare senza condizioni. Progettare, offrire, andare verso l’altro, costruire, fatica, emozioni, disponibilità, sono gli indicatori, per dirla con il moderno linguaggio di marketing, che misurano gli obiettivi che la casa famiglia, unica esperienza in Diocesi, si è data.
E la clessidra realizzata dalla figlia di Angelo e Donatella sta a simboleggiare la misura del tempo cronologico dell’accoglienza.
Non è difficile intuire perché la casa famiglia è stata chiamata “Non Temere”: evoca la rassicurazione dell’Angelo a Maria per l’annuncio della maternità e a Giuseppe per il suo turbamento. Per la coppia di cui parliamo il “Non Temere”, come tutto il loro cammino, è un atto di fiducia, un affidarsi, un consegnarsi e sentirsi confortata. L’espressione, ricorrente nei testi sacri a richiamare l’amicizia tra il divino e l’uomo ma spesso utilizzata nelle relazioni più diverse è, nella sua ricchezza, una delle più belle che un uomo possa pronunciare verso un altro uomo perché è un concentrato di confidenza, di amore e di speranza.
Questa straordinaria esperienza ci invita ad impegnarci con gesti concreti per sostenerla come meglio possiamo: B.C.C. di Filottrano Ag. Di Osimo – Coord. Bancarie IBAN. IT95D0854937490000050122438, causale , Casa Famiglia “NON TEMERE” minori in affido.

p. s. Chi fosse interessato ad approfondire può rivolgersi al nostro giornale.

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