Inaugurata al Museo diocesano la mostra “La particolare bellezza” di Sauro Marini

Il modo frenetico con cui l’uomo vive la sua quotidianità lo porta spesso a non soffermarsi sui dettagli, così il fotografo Sauro Marini ha deciso di cogliere la bellezza racchiusa nei particolari di otto chiese anconetane, che spesso sfuggono a uno sguardo veloce e superficiale. Le colonnine del protiro del Duomo, le conchiglie della Chiesa del Gesù, i leoni di Santa Maria della Piazza, il libro di Sant’Agostino, le testine di San Francesco alle Scale e tanti altri particolari delle bellissime e antiche chiese anconetane sono stati immortalati nelle foto di Sauro Marini, che saranno in mostra fino al 22 ottobre, nelle sale del Museo Diocesano di Ancona “Mons. Cesare Recanatini”.

L’inaugurazione della mostra “La particolare bellezza. Il processo creativo del dettaglio in architettura” che, è nata da un progetto di Claudio Desideri ed è stata curata da Diego Masala e Paola Pacchiarotti, si è svolta ieri pomeriggio, alla presenza di Angelo Spina, Arcivescovo Metropolita di Ancona-Osimo e delle autorità cittadine. Tantissime le persone che hanno partecipato all’esposizione, organizzata con il patrocinio e il contributo del Consiglio regionale delle Marche, del Comune e della Provincia di Ancona, dell’Università Politecnica delle Marche e dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale, e con il sostegno di Tre Valli Cooperlat, Assiadriatica, Confidicoop Marche e BCC Banca di Filottrano.

Le immagini, in bianco e nero, sono state collocate accanto ai reperti e agli oggetti del Museo in un abbinamento storico – artistico che intende unire il fermo fotografico al tempo in cui è stata progettata ed edificata la chiesa. Sono otto le chiese scelte dall’artista: la Cattedrale di san Ciriaco, Santi Pellegrino e Teresa, Santissimo Nome di Gesù, San Francesco alle Scale, Santa Maria della Piazza, Santissimo Sacramento, Sant’Agostino, Santa Maria della Misericordia. Le immagini sono state abbinate ai reperti che una volta facevano parte di quelle chiese e che ora sono custoditi all’interno del museo. Un filo azzurro, lungo 750 metri, fa da giuda nel percorso museale. L’esposizione è, dunque, anche l’occasione per porre l’accento sulla ricca collezione di reperti e oggetti esposti nel Museo che rappresentano, insieme alle chiese anconetane in mostra, un tassello importante della storia e della cultura anconetana. Per l’occasione è stato realizzato un catalogo che oltre a riportare le foto in mostra reca le schede scientifiche di ogni chiesa e la collocazione dei vari edifici nella città, costituendo così un’interessante e nuova guida di Ancona.

«Con il click di una foto – ha detto Angelo Spina, Arcivescovo Metropolita di Ancona-Osimo – la luce entra in una camera buia e lì dentro nasce la visione, l’immagine. Anche noi guardiamo e portiamo dentro una bellezza e questa bellezza poi la sviluppiamo fuori. Dante nel Paradiso ha detto: “La bellezza ch’io vidi si trasmoda non pur di là da noi”, cioè quello che vedo è molto di più, mi porta oltre. E l’uomo del nostro tempo non ha bisogno di bruttezze, ma di bellezze. Allora i click fotografici di Sauro, quando ci mostra i leoni del protiro di san Ciriaco, la facciata di santa Maria della Piazza oppure il campanile della chiesa del Santissimo Sacramento, davvero ci portano oltre. A volte la vita è così frenetica che ci distrae, ma questi segni che sono lì da millenni ci fanno dire “Grazie” a chi ce li ha trasmessi perché sono segni della fede. Se la fede ispira l’arte, l’arte esprime la fede. Grazie a chi ha fatto un click, il passato viene portato a noi oggi affinché questa bellezza possa essere vista e crei in noi emozione, suggestione, ma soprattutto muova l’intelligenza, per essere uomini e donne di bellezza e perciò di pace. Ancona è la porta d’Oriente e, con san Francesco, quest’anno è la via della pace e della bellezza. Dove c’è bellezza non ci sono lotte, guerre e odio, ma ci sono armonia e luce. Ha ringraziato poi don Luca Bottegoni, direttore dell’Ufficio diocesano dei Beni culturali».

«La mia avventura con la fotografia digitale ha preso il via all’inizio degli anni 2000 – ha detto Sauro Marini – e questa mostra costituisce un traguardo di rilievo. Esporre fotografie all’interno di un museo è un’esperienza che emoziona, in un luogo che trasuda storia, arte e cultura. Un luogo che proprio per la sua natura di contenitore artistico accresce enormemente il valore delle immagini. In questi giorni di preparazione ho avuto la percezione che si sia creata una sorta di empatia tra i reperti e le fotografie esposte, un rapporto che credo sia bene rappresentato dal filo azzurro che Claudio Desideri ha voluto utilizzare per legare anche in senso fisico i reperti e le immagini in una ragnatela che unisce secoli di storia, arte e umanità».

 

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