Meeting dei Popoli a Posatora: unità nella diversità

Tante etnie, tante lingue, tanti colori, uniti sotto lo stesso cielo. Domenica 16 giugno, il parco Belvedere di Posatora ha ospitato il Meeting dei Popoli – La convivialità delle differenze, promosso dall’Arcidiocesi di Ancona-Osimo. Un grande evento multiculturale, di incontro e dialogo, a cui hanno partecipato le diverse etnie presenti nella città. Dopo i “giochi dal mondodedicati ai bambini, con attività ludiche coordinate ed organizzate da giovani animatori della consulta del Centro Missionario Diocesano, nell’area dell’anfiteatro, si è svolta una tavola rotonda con Angelo Spina, Arcivescovo Metropolita di Ancona-Osimo; Asmae Dachan, giornalista recentemente insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica; Antonio Bonifacio, Delegato Regionale Migrantes Campania.

«Ancona – ha detto l’arcivescovo Angelo Spina – conta circa centomila abitanti, ha oltre tredicimila persone non italiane, appartenenti a circa ottanta etnie diverse. Ciò significa che è una città aperta e accogliente. Quest’anno celebriamo gli 800 anni dalla partenza di san Francesco dal porto di Ancona per la Terra Santa, un viaggio dove bisognava vincere la paura del mare e del diverso. Lui si recò fino a Damietta, in Egitto, dove incontrò il sultano, una persona con una cultura e una religione diverse, ma non ci fu uno scontro. Loro vissero un incontro e il dialogo. Il mio desidero è che in questa città ogni anno si viva questo Meeting dei Popoli». L’evento rientra nelle celebrazioni dell’anno francescano e l’arcivescovo ha ricordato l’incontro del santo di Assisi con il lebbroso. «Nella vita di Francesco – ha detto Spina – c’è stato un cambiamento radicale. Un giorno incontra un lebbroso, uno che è diverso e di cui ha paura, ma scende da cavallo, lo abbraccia e lo bacia. Poi nella chiesetta di san Damiano vede il Crocifisso che lo abbraccia e Francesco comincia a farsi chiamare frate, fratello. Oggi san Francesco ci invita a riscoprire e a vivere la bellezza della fratellanza umana. Ogni essere umano è unico e irrepetibile. Non esistono esseri superiori e inferiori, tutti abbiano la stessa dignità, donne e uomini».

«Le diversità sono una ricchezza – ha detto Asmae Dachan – sono una serie di sfumature che rendono l’umanità più bella, divertente e curiosa. Penso che una delle caratteristiche più belle di queste giornate sia la possibilità di potersi guardare negli occhi. Pur avendo culture o apparenze estetiche diverse, siamo tutti umani, abbiamo famiglia, figli e le stesse necessità. È importante che gli adulti ma anche i bambini non abbiano paura e che siano fieri della propria identità, ma allo stesso tempo siano aperti a conoscere tutto ciò che di bello c’è nel mondo». Asmae Dachan ha sottolineato anche che «parcheggiare gli esseri umani in attesa di qualcosa che non si sa bene cosa sia, rischia di creare delle ferite nella società, delle zone d’ombra, manovalanza per le associazioni poco pulite. È bene dunque per prima cosa insegnare la lingua, fare corsi di educazione civica, mandare i bambini subito a scuola. Interagire è il modo migliore per evitare qualsiasi zona d’ombra. Grazie alla conoscenza si sconfiggono le paure e i timori per il futuro».

«Da 11 anni organizziamo la Festa dei Popoli a Salerno – ha raccontato Antonio Bonifacio, Delegato Regionale Migrantes Campania – per stare insieme, conoscerci meglio e poter raccontare la bellezza e la diversità. Attraverso le comunità straniere, sto viaggiando senza muovermi di casa e sto conoscendo i loro Paesi. È importante incontrare l’altro, conoscerlo e camminare insieme. La prima fase è quella dello sguardo, ma poi ci sono l’incontro e il confronto, per vivere l’unità nella diversità. Una parola a noi cara è interazione, togliendo una “g” dalla parola integrazione cambia la prospettiva. Interazione significa viviamo insieme questo territorio e miglioriamo la nostra società, testimoniamo la bellezza dell’accoglienza e dello stare insieme. Tutti siamo soggetti attivi».

La giornata si è conclusa con lo spettacolo “Convivialità Show”, condotto da don Dino Cecconi, direttore dell’ufficio pastorale Migrantes e dal giornalista Maurizio Socci. Sul palco persone provenienti da varie nazionalità si sono esibite con poesie, canzoni, musica, costumi e danze tipiche dei paesi di provenienza.

 

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